Il Cammino del Normanno collega Capo Vaticano a Monasterace: 141 chilometri in otto tappe che attraversano la Calabria da mare a mare, dal Tirreno allo Ionio. Il tracciato segue le tracce del Gran Conte Ruggero d’Altavilla e della conquista normanna del Mezzogiorno, ed è gestito dal Parco Naturale Regionale delle Serre.
Nel 2026 il cammino ha ottenuto un riconoscimento speciale al Green Road Award, il premio italiano dedicato al cicloturismo e al turismo lento, assegnato a Milano.
Il percorso
Si parte dalla stazione di Ricadi, a Capo Vaticano, e si chiude sulla costa ionica a Monasterace, dove sorgeva l’antica Kaulon. In mezzo ci sono tre province — Vibo Valentia, Reggio Calabria e Catanzaro — e venti comuni.
Le tappe misurano fra gli 11,5 e i 30,3 chilometri. La settima, da Mongiana a Bivongi, è la più lunga e prevede una variante da 22,6 chilometri: chi la percorre chiude il cammino a 133 chilometri totali invece di 141.
Il fondo è sterrato per il 60% e asfaltato per il restante 40%. In quota il cammino si divide fra pianura (30%), collina (30%) e montagna (40%). La tappa più impegnativa è la sesta, da Soriano Calabro a Mongiana: 1.079 metri di dislivello positivo in 23 chilometri.
Le tappe
- Capo Vaticano – Spilinga (11,5 km)
- Spilinga – Zungri (11,8 km)
- Zungri – Mileto (15,3 km)
- Mileto – Dinami (15,4 km)
- Dinami – Soriano Calabro (14,7 km)
- Soriano Calabro – Mongiana (23,1 km)
- Mongiana – Bivongi (30,3 km, con variante da 22,6 km)
- Bivongi – Monasterace (18,8 km)
L’eredità normanna
Mileto è il cuore storico del cammino: capitale normanna e sede episcopale al tempo di Ruggero, conserva oggi il palazzo vescovile diventato Museo statale e un parco archeologico con i resti della città antica.
Di epoca normanna sono anche il castello di Arena, il castello che domina Stilo dalla cima del Monte Consolino e il monastero greco-ortodosso di San Giovanni Theristis a Bivongi, ancora sede di una comunità monastica.
Accanto al segno normanno il percorso intercetta gli altri due strati spirituali della Calabria interna: quello bizantino della Cattolica di Stilo e quello certosino della Certosa di Serra San Bruno, fondata da Brunone di Colonia nell’XI secolo.
Lungo la strada
Nella seconda tappa si attraversa Zungri, la “città di pietra”, con il suo insediamento rupestre e il Museo della civiltà rupestre e contadina. Poco più avanti si passa da Papaglionti vecchio, borgo abbandonato dopo l’alluvione del 1952.
Il tratto centrale entra nel Parco delle Serre, fra abete bianco, faggio e castagno. A Mongiana c’è il MUFAR, il museo delle reali ferriere borboniche, in uno dei principali centri siderurgici del Regno.
La settima tappa tocca Ferdinandea e l’antico villaggio minerario di Chiesavecchia, e passa in prossimità della cascata del Marmarico, la più alta dell’Appennino meridionale. Una deviazione porta ai megaliti di Nardodipace, noti come “Stonehenge calabrese”.
Sul fronte gastronomico il cammino attraversa la ‘nduja di Spilinga, il pecorino del Monte Poro DOP, i mostaccioli di Soriano Calabro e il vino Bivongi DOC.
Logistica
L’accoglienza è distribuita nei centri abitati attraversati: b&b, agriturismi e residence a Capo Vaticano, Spilinga, Zungri, Mileto, Dinami, Soriano Calabro, Mongiana, Bivongi e Monasterace. In diverse tappe le Pro Loco fanno da punto informativo.
La segnaletica è completa su tutte le tappe, fra segnavia, cartelli in legno e ferro e mattonelle. L’acqua si trova nei paesi attraversati; fra le fontane segnalate lungo il percorso ci sono quelle dell’Eremo di Soreto (tappa 4), dell’Eremo di Santa Maria (tappa 6) e di Ferdinandea (tappa 7).
Ente gestore e responsabile della manutenzione è il Parco Naturale Regionale delle Serre. Il cammino è inserito nel Catasto dei cammini della Regione Calabria.